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CATEGORIE E TERRITORIO

LA MECCANICA COME DRIVER DELLA RIPRESA

Intervista a Francesco Magni, Presidente del Settore Meccanica di Confartigianato Como.

Quello della meccanica si è dimostrato quest’anno tra i settori più vivaci dell’economia italiana, confermando la sua importanza anche per quanto riguarda la ripresa economica in atto. Il fatturato del comparto nell’ultimo anno si è aggirato attorno ai 365 miliardi di euro, grazie alle circa 175 mila imprese registrate e oltre 1,4 milioni di addetti. Di queste ben 90.326 sono imprese artigiane, pari al 51,5% delle aziende del settore.

 

 

 

1.    Presidente, come è andato il 2021 per il settore, nel Paese e nel nostro territorio comasco? 

Le imprese hanno lavorato tanto, c’è molta attività. Le uniche in leggero calo sono state quelle che collaborano con il settore petrolifero e dell’automotive, ma la metalmeccanica in generale è andata e sta andando bene in questo momento. Anche nel territorio comasco, così come nel lecchese, il mercato sta rispondendo in modo positivo e c’è molta domanda di lavoro. Complessivamente è stato quindi un anno soddisfacente per il comparto: penso che noi imprenditori italiani, sia artigiani che non, siamo stati molto lungimiranti nella programmazione della ripresa, tant’è che abbiamo fatto meglio anche dei tedeschi. 

Analizzando i dati relativi al terzo trimestre dell’anno, in attesa degli ultimi aggiornamenti, si nota come la produzione dei settori della meccanica in Italia ha quasi recuperato i livelli precrisi, in anticipo anche sulla Germania: metallurgia e prodotti in metallo sono sopra ai livelli pre-Covid, e la produzione della meccanica in generale ha segnato un vantaggio dello 0,5% sulle altre attività manifatturiere.

Insieme al comparto del food and beverage, è stato il settore dei metalli a trainare le esportazioni della manifattura italiana. Elemento propulsore dei trend positivi è sicuramente il buon tasso di innovazione delle imprese della meccanica, in particolare delle MPI. A riprova di ciò si possono evidenziare anche i dati della spesa in ricerca e sviluppo, che negli ultimi 5 anni in 4 comparti su 5 della meccanica si è dimostrata più dinamica della media del manifatturiero. È interessante in particolare notare come gli investimenti e il progresso tecnico dei macchinari, oltre a portare una maggiore produttività ed efficienza, riducano significativamente anche l’intensità energetica della manifattura. Accanto alle evidenti implicazioni ambientali – oltre il 70% delle imprese della meccanica svolgono azioni di sostenibilità ambientale quali il trattamento e riciclo delle acque di scarico, l’utilizzo di materie prime seconde, il contenimento delle emissioni atmosferiche e la riduzione di prelievi e consumi di acqua - questo dato ha un valore particolare nel momento di ascesa dei costi dell’energia cui stiamo assistendo.

 

2.    Il settore però, Presidente, attraversa anche delle difficoltà importanti: il problema della carenza delle materie prime e il conseguente caro prezzi. Quanto hanno inciso questi fattori sull’attività delle imprese? 

Il problema delle materie prime senza dubbio è molto serio. Molte imprese fanno fatica a reperire i materiali: le consegne subiscono ritardi enormi, per gli acciai speciali ci sono tempi di attesa di 5-6 mesi. Sebbene personalmente abbia risentito poco della carenza di forniture, comunque gli aumenti dei prezzi hanno colpito tutti: l’alluminio ha subito un rincaro dell’80% rispetto a luglio, e anche solo l’acciaio lo pago circa il 40% in più. Perfino le bustine di plastica ora hanno un costo maggiore. A questo si aggiunge poi l’aumento dei costi dell’energia. Il vero problema è che le imprese non hanno possono alzare troppo i propri prezzi per compensare gli aumenti: il rischio di perdere clienti e intere fette di mercato è molto alto. L’incidenza di questi fattori causa quindi molta incertezza sull’attività delle imprese: si naviga a vista nella speranza che la situazione migliori.

 

3.       Il problema più urgente sembra tuttavia essere quello della manodopera: la meccanica ha avuto il 3,6% di occupati in meno nel secondo trimestre del 2021. Si tratta effettivamente di un ostacolo significativo per l’attività quotidiana delle imprese. Come si può risolvere questo problema? Fare rete tra imprese e formare i propri dipendenti anche alle nuove competenze richieste dal mercato, possono essere delle soluzioni? 

Effettivamente nel mio caso sono diversi mesi che non arriva nessuno a cercare lavoro. Ma è senza dubbio un fenomeno trasversale che interessa anche altri settori. Da un lato c’è infatti un atteggiamento generale di sottovalutazione delle attività artigiane: molti pensano che l’artigiano sia quello che lavora in cantina in modo datato e fuori dal mondo, quando in verità molte aziende artigiane rappresentano delle eccellenze moderne e al passo con i tempi, che esportano in tutti i continenti. E poi c’è un problema di mancanza di stimoli, con delle politiche assistenzialiste che vanno anzi nella direzione opposta. Occorrerebbe quindi farsi conoscere di più, invitare di più i giovani a capire cosa è veramente il mondo artigiano, che non ha nulla da invidiare ad altre realtà in termini di qualità e innovazione. Non è facile, perché ci sono molti fattori esterni, ma dobbiamo presentarci come attività fresche e dinamiche e invogliarli a farne parte. 

 

4.    Quali sono le previsioni per l’anno che verrà?

Di indole io sono uno che tende a vedere sempre il bicchiere mezzo pieno. Certamente c’è una grande incognita sull’andamento della pandemia, e di sicuro sarà fondamentale il nodo dei prezzi delle materie prime. Il settore della metalmeccanica però sta tirando forte: ci sono secondo me tutti i presupposti per essere moderatamente ottimisti sul prossimo anno.

 

 


A cura di Filippo Gerbino


A cura di Ylenia Galluzzo